Sabato santo. Questo giorno come sempre, ha in sé un silenzio grande (come si legge nella lettura patristica dell’Ufficio delle Letture), ma anche un senso di solitudine che si mette in contrasto con la grande attesa della veglia di questa sera, della notte delle notti, del tempo in cui Cristo sconfigge la morte.
Già … affronto questa giornata con questo spirito e, soprattutto questo sabato di quest’anno, lo vivo in maniera particolare.
Questa mattina osservavo il tabernacolo vuoto e il crocifisso adagiato sugli scalini che portano all’altare spoglio: diverse persone in ginocchio. Il mio sguardo passava dal tabernacolo al crocifisso, poi all’altare e di nuovo sul tabernacolo.
Una domanda: qual è il centro di tutto ciò? … dove si fonda la mia fede? Soprattutto oggi in cui tanta esteriorità di gesti sembra perdere significato o, per lo meno, chiede in maniera più approfondita il loro perché.
Per quanto riguarda me stesso e la mia personale relazione con Dio, che non è una fede personalistica intimistica, ma riguarda l’unicità della relazione che Lui ha con ognuno di noi membra del suo corpo e, quindi detto in un’ottica paulina, legati a lui in maniera singolare ed unica, oggi mi sento rimandato proprio a quel gesto dell’ultima cena presente nei quattro vangeli.
Esattamente da lì parte il mio essere figlio e fratello, da quel pane spezzato e da quel chinarsi sull’umanità ferita e bisognosa d’affetto (soprattutto la mia!), da quel crocifisso adagiato per terra che è testimonianza della grandezza del suo amore.
È inutile girarci tanto intorno: la mia fede si fonda e ha radice solo dentro quella dimensione d’amore e dentro quella dinamica d’amore che è presente nella Trinità, rivelata proprio attraverso quel crocifisso.
Questa riflessione viene da un venerdì in cui ho attraversato lo spirito dell’ora nona, dove nella notte tribolata dal continuo dormiveglia e il freddo vissuto, ho sperimentato dove sarei io lontano da Dio, abbandonato a me stesso e all’inseguimento della mia carne, citando sempre una modalità paulina.
Grande speranza in questa Pasqua dopo un cammino di quaresima travagliato da tante interferenze, che si sono acutizzate proprio in questa settimana: più il mio spirito cercava, più veniva tirato indietro!
Oggi ho ulteriormente riscoperto ciò su cui piantare ben saldi i miei piedi.
Grazie Signore per questa pazienza avuta e che continui ad avere nei confronti della mia umanità ferita e bisognosa di una perenne sorgente di misericordia, rappresentata dalla Tua resurrezione: la morte è stata sconfitta e questa è una certezza! Tu vivi per sempre perché da sempre Tu Sei! È solo in questa Tua presenza viva ed esperienziale attraverso lo Spirito Santo che da Te proviene e che, presente in noi ti riconosce, che io posso costruire la mia vita in Te.
Il mio cammino finirà quando Tu vorrai perché a Te appartiene la mia vita e, fintanto che non sarò sempre più conformato a Te, continuerò a camminare con speranza e tanta pazienza soprattutto verso di me.
Resto in attesa della Tua visita e della chiamata all’incontro con Te, con il desiderio di darti ciò che mi hai dato con i frutti che sono stato capace di far crescere e che sono per me una primizia da restituirTi, perché, ad ora, questo ti posso donare con tutto me stesso.
Albino, sabato 19 aprile 2025
fra Francesco